Carri, Cippi e Pastellessa: Festa di Sant’Antonio Abate a Portico di Caserta (CE)
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Momenti della premiazione del Concorso : "Arte dei Carri Cippi e Pastellessa" 28/01/2023

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La festa di S.Antonio Abate a Portico di Caserta racchiude in sé tutti questi significati ed ha un’ ulteriore caratteristica, quella di coinvolgere l’intera comunità locale, soprattutto i giovani che sono i protagonisti assoluti. La manifestazione ha una durata di tre giorni e vede sfilare per le strade di Portico di Caserta i “carri di Sant’Antuono”, sfilata che culminerà la domenica sera con una vera e propria gara . I carri di Sant’Antuono, sono dei carri allegorici, trainati da trattori e sui quali i giovani, i famosi “bottari” danno vita ad uno spettacolo graditissimo alla popolazione (e non solo, molti sono i turisti) portichese. Gli strumenti atti a riprodurre un ritmo incalzante, quasi tribale, sono botti, tini e falci, strumenti risalenti alla cultura contadina del luogo. I bottari di Portico di Caserta, grazie ad Enzo Avitabile, che li ha voluti nella sua band, sono divenuti sempre più famosi, infatti, oggi sono impegnati in una tournè in tutta Europa. Oltre alla sfilata dei carri, altro momento di grande attrazione di questa festa è costituito dallo sparo dei fuochi effettuato a mezzogiorno in piazza Rimembranza davanti al Comune. Sono dei fuochi d’artificio molto particolari e con significati propri: la signora di fuoco, il ciuccio, il maiale e la trainella di fuoco.

Sant’Antonio Abate, nell’Italia Meridionale è più comunemente chiamato “Sant’Antuono”. La statua di Sant’Antuono presente nella chiesa di Portico, lo rappresenta come un vecchio barbuto circondato da un maiale e da altri animali da cortile. Nella mano sinistra sorregge un libro aperto con del fuoco e nell’altra un bastone. Sant’Antonio Abate era un nobile e ricco egiziano, nato a Coma presso Eraclea, in Egitto, nel 251. Donò tutti i suoi beni ai poveri per seguire alla lettera l’ insegnamento di Gesù ritirandosi sulle rive del Mar Rosso dove condusse una vita ascetica. Qui dovette affrontare continue tentazioni del male che, si presentavano sotto forma angeliche, umane ed anche bestiali, come quella di un maiale, questo animale è dunque un simbolo di lussuria. Al Santo viene riconosciuto uno straordinario potere di controllo e di guarigioni delle malattie, in particolare dell’ “ herpes zoster”, la terribile malattia, conosciuta come “fuoco di sant’ Antonio”. A tal proposito c’è una leggenda popolare che narra che S. Antonio si recò all’inferno, per contendere l’anima di alcuni morti al diavolo e mentre il suo maialino sgaiattolato dentro, creava scompiglio fra i demoni, lui accese col fuoco infernale il suo bastone a ‘tau’ e lo portò fuori insieme al maialino recuperato e lo donò all’umanità, accendendo una catasta di legna. Perciò per millenni e ancora oggi, in alcuni paesi si usa accendere il giorno 17 gennaio, i cosiddetti “ceppi” o “falò di S. Antonio”, che hanno una funzione purificatrice. La festa di Sant’Antuono cade il 17 Gennaio, a Portico di Caserta viene però festeggiata la domenica successiva, cioè dopo la festa di Macerata Campania (paese limitrofo).
I carri, in passato, fino a 50/60 anni fa, erano dei carretti trainati da buoi. Cominciavano a girare per le strade in modo disordinato, accompagnati da codazzi di ragazzini attenti ed estasiati. Venivano abbelliti con frasche di palma molto lunghe , le quali formavano una specie di cupola, tale da dare l’idea di un animale preistorico. All’interno, nascosti alla vista, vi erano la sezione dei tinelli, disposti a circolo, percossi con piccole mazze di legno e la sezione delle falci e falcette percosse con piccoli pezzi di ferro.
Oggi a Portico si ammirano carri moderni con una struttura diversa.

Da circa vent’anni la struttura originaria dei carri è stata gradualmente modificata. Ogni rione prepara il suo carro in gran segreto, cercando di dare sempre più caratteristiche “carnascialesche”: sono diventati aperti con la perdita delle tradizionali “frasche”; sono stati introdotti elementi di abbellimento in cartapesta; sono stati inseriti strumentazioni di amplificazione delle botti, dei tini e delle falci; sono stati introdotti anche strumenti della tradizione musicale della nostra regione, come mandolini, chitarre e tammorre. Anche i canti sono divenuti via via più complessi, frutto della ricerca musicale di alcuni amatori o nuove composizioni che ben si sposano con i ritmi tradizionali. La sfilata dei carri diventa così anche motivo di competizione e sana rivalità tra i vari rioni di Portico.
Enzo Avitabile, nato a Napoli il 1° Marzo del 1955, inizia a sette anni a studiare sassofono per poi laurearsi in flauto. Nell’anno accademico 2006-2007 insegna al Laboratorio di Etnomusicologia. Enzo Avitabile è l’unico bianco ad affiancare James Brown, seguono Pino Daniele, Edoardo Bennato e Antonello Venditti. Nel 1982, insieme a Mario Crispi, produce il suo primo lavoro discografico, dedicato all’amico Mario Musella. Per aver voluto nella sua band i bottari, al maestro Enzo Avitabile, è stata assegnata nell'ottobre del 2005 la cittadinanza onoraria di Portico di Caserta.
Botti, tinelli, falci e falcette sono attrezzi tipici del mondo rurale. Essi, simboleggiano i due alimenti del mondo antico e rurale: il vino (botti e tinelli) e il grano (falci e falcette). Percuotendo questi strumenti veniva riprodotto un suono particolare detto “musica di pastellessa”.
Tale suono si fa risalire ai rumori che S. Antonio Abate era solito fare nel deserto per allontanare gli spiriti maligni.
Questa musica è composta da tre tempi diversi che sono:
Tempo di morte è una forma lenta che si usa quando il carro è in movimento; Tempo di confusione in cui il “capoparanza” con il suo fischietto incita gli strumentisti a percuotere i loro oggetti disordinatamente;Tempo di pastellessa il capoparanza fa coincidere ad un gesto con le mani il grido “ohì”. Con questo grido le mazze iniziano a rullare sui tinelli a cui fanno da contrappunto le botti e infine terminano le falci e le falcette
La trainella di fuoco
Simbolo del lavoro contadino, viene montata su una leggera impalcatura di sostegno e i tracchi sparano lentamente in modo intervallato ma irregolare.
Il maialino di fuoco
Posto su un palo fisso, con un cerchio di ferro imbottito di tracchi, termina la sua esibizione con un’esplosione.
Il “ciuccio” di fuoco
E’ un asino di cartapesta imbottito di tracchi, portato a spalla da una persona sola che sempre di corsa, si dirige verso la folla.
La signora di fuoco
Collocata su un palo fissato a terra, è un fantoccio di cartapesta con sembianze di una rozza figura femminile, che rappresenta la “padrona” e la cui esplosione finale è una specie di sfottò.
La scaletta di fuoco
E’ l’ultima ad essere fatta esplodere, e’ una struttura che continua verso l’alto, con una specie di triangolo isoscele, usata anticamente per potare le viti.

Una nota caratteristica della festa di S. Antonio Abate era la presenza del venditore “d’ò zuccariello”.
Lo zuccariello, non era altro che lo zucchero fatto bollire e lavorato sul marmo, unito poi a dei coloranti veniva lavorato ad un perno ricurvo di ferro per allungarlo fino a quando si induriva. Infine veniva diviso in tanti bastoncini e venduto agli impazienti bambini (e non solo)



